TECNICA E RESPONSABILITA’

Arrow anti-ballistic missile system, developed...

Image via Wikipedia

Lo smisurato progresso tecnologico è stato una delle cause dell’attuale crisi ecologica, ma la scienza che lo ha reso possibile, oggi si presenta come l’unica soluzione a questa crisi. Ed è proprio qui che nasce la moderna dicotomia della scienza, il cui uso può avere finalità opposte. Per chiarire meglio questo concetto, voglio recensire una conversazione avvenuta al Politecnico di Milano, a cui hanno partecipato Il Prof. Michele Sangirardi del Politecnico di Milano e la Prof.ssa Claudia Caprin dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Il Prof. Sangirardi ci ha raccontato che un anno tenne il corso di “Costruzione di Macchine Trasporto Terra”, sulle tecnologie dei bulldozer. Finito il corso, scoprì che alcuni studenti trovarono impiego nel settore bellico, utilizzando le conoscenze acquisite durante il suo corso per progettare carri armati. In effetti, la tecnologia dei mezzi cingolati, siano questi bulldozer o carri armati, è la stessa, e poteva avere dunque sia un uso bellico, sia un uso civile. E’ banale dire che, rifiutarsi di insegnare una tecnologia solo perchè vi è un uso bellico di questa, è stupido. Un altro esempio che ci ha raccontato è quello della meccanica della cricca. La cricca è un danno meccanico che col tempo si propaga fino a distruggere completamente una macchina. La dinamica della cricca si comprese solo dopo gli anni ’80, quando ci furono calcolatori in grado di risolvere il problema numericamente e con una sufficienta approssimazione. Si arrivò dunque alla relazione esistente tra le dimensioni della cricca e la vita rimanente della macchina. E’ evidente che questo studio poteva essere usato sia per valutare la vita rimanente di una macchina danneggiata, sia per rendere più efficienti le tecnologie distruttive. Anche questa applicazione poteva avere degli usi opposti. Ci sono stati anche casi in cui, una tecnologia sviluppata in ambito bellico, è stata utilizzata poi anche in ambito civile, e la storia è piena di queste invenzioni. Per dare alcuni dati numerici, gli U.S.A., in un periodo di relativa “pace”, investono circa il 5% del proprio P.I.L. nel settore bellico. Questo dato ci dice che ormai gli strumenti di distruzione o di minaccia sono diventati un bisogno sociale, una merce come altre.

Il Prof. Sangirardi ha posto infine l’interrogativo etico dell’ingegnere a cui venisse offerto un lavoro in campo bellico. Come ha fatto notare, la tecnologia, di per sè, non è nè buona nè cattiva, nè bellica nè civile. E perfino la tecnologia sviluppata appositamente per la costruzione di armi distruttive, è la stessa che in un’altra circostanza permette la costruzione di sistemi difensivi. La responsabillità dell’uso di una certa tecnologica, dunque, non è nè dell’ingegnere, nè dell’imprenditore che investe nel settore bellico perchè più produttivo di altri. La responsabilità appartiene interamente al piano politico. E rifiutarsi di progettare un arma, non risolve certo il problema, proprio perchè un tecnico con meno scrupoli la progetterebbe al posto nostro. Ovviamente rimane sempre lo scrupolo di coscienza, che appartiene al piano morale e personale di ognuno, per cui ci si può astenere comunque da un certo tipo di lavoro. Alcune tecnologie infatti, sono manifestamente distruttive, e non hanno nemmeno una “controparte positiva”. Pensiamo ai giocattoli progettati per esplodere tra le mani dei bambini nelle zone di guerra per esempio.

Vorrei invocare la vostra coscienza citando Padre David Maria Turoldo:

“Io non faccio che vergognarmi di essere stato in guerra, anche se ho combattuto solo nella Resistenza […] Fare la guerra è come suicidarsi […] Spesso si discute se la guerra è giusta o è ingiusta. La guerra è impossibile! Questa è la nuova categoria che dobbiamo tutti acquistare.”

“E’ tempo di più raffinata barbarie / tempo di morte più organizzata, / la morte “industriale”: / questo scialare di morte!…”

“La coscienza è di tutti, anche dei poveri.”

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