“LA RIVOLUZIONE DEL FILO DI PAGLIA” di Masanobu Fukuoka

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English: Masanobu Fukuoka throwing the first seedball at the workshop at Navdanya in October, 2002 (Photo credit: Wikipedia)

“La rivoluzione del filo di paglia” è un saggio ecologico sull’agricoltura naturale scritto dal microbiologo giapponese Masanobu Fukuoka, il quale ha ormai organizzato il proprio lavoro in una trilogia costituita dai seguenti saggi:

  • la rivoluzione di Dio
  • la filosofia del mu
  • la va dell’agricoltura naturale

Ne “La rivoluzione del filo di paglia” l’autore racconta la propria esperienza personale: dopo aver abbandonato il lavoro di ricercatore aiuta il padre nel campo e nel frutteto di famiglia, finchè decide di abbandonare l’agricoltura tradizionale e moderna ed inizia a sperimentare nuove tecniche agricole. Le sue azioni sono ispirate dal mu, concetto giapponese che si potrebbe tradurre con “nulla”: cerca cioè di assecondare l’equilibrio intrinseco della natura per maturare risultati con il minimo sforzo. Un giorno, passando in un campo di riso abbandonato, scorge delle vigorose piantine di riso crescere tra le erbacce. Traendo ispirazione da questa esperienza, tentativo dopo tentativo, genera un’agricoltura basata su quattro pilastri:

  • nessuna lavorazione
  • nessun concime
  • nessun diserbo
  • nessuna dipendenza da prodotti chimici

Queste affermazioni possono sembrare il sogno di un idealista, ma quando l’autore termina il saggio, nel 1980, sono già 40 anni che l’autore si dedica all’agricoltura, e 25 anni che ottiene risultati sorprendenti. E’ riuscito a dimostrare in pratica che il suo metodo, che chiama agricoltura naturale, raggiunge la produttività dell’agricoltura tradizionale (del passato) e moderna (che impiega largamente la tecnologia recente). Cosa spinge dunque a preferire il suo metodo agli altri due? Esistono due motivi principalmente.                             Il primo è che il suo metodo è basato sul mu, e quindi necessita di minore tempo e minore energia degli altri due.                                                                                                                       Il secondo è che, mentre l’agricoltura moderna non è sostenibile (è noto a tutti, ormai, che l’utilizzo di fertilizzanti chimici nel lungo termine abbatte la fertilità del terreno perchè ne distrugge gli equilibri microbiologici), e quella tradizionale sostanzialmente mantiene la fertilità del terreno grazie al compostaggio e alla concimazione, l’agricoltura naturale aumenta di anno in anno, di centimetro in centimetro, la fertilità del terreno.

Vi chiederete come è possibile tutto questo, in particolare, come è possibile seminare senza arare ed aumentare la fertilità del terreno senza fertilizzanti. Sembra di ritornare alle bucoliche di Virgilio, in cui il poeta romano sogna un tempo d’oro in cui l’uomo non deve più violentare la natura con l’aratura.                                                                                    Masanobu semina poco prima della raccolta, e dopo aver raccolto, regola le erbacce, ma senza eliminarle completamente. Quando la coltura guadagna un certo vantaggio sulle erbacce, lascia crescere queste liberamente. In questo modo, le erbacce formano un substrato, che protegge microbiologicamente il terreno, e ne mantiene la fertilità, senza tuttavia ostacolare la coltura. Un po’ come le rotazioni medioevali che tutti ricordano di aver studiato a scuola, ma attraverso un ciclo più simile a quello naturale.

L’autore infine discute sugli stretti legami intercorrenti tra l’agricoltura e la dieta, l’uomo, la società, il mercato, la religione et cetera, mostrando come tutti questi aspetti siano interconnessi, ed anzi, un’unica realtà, da valutare globalmente quando si tratta di prendere una decisione verso una direzione piuttosto che un altra.

“La rivoluzione del filo di paglia” è veramente un saggio particolare, che tratta un argomento forse noto a molte persone, ma con una prospettiva insolita, di chi è uscito dalla biblioteca e si è sporcato le mani con i problemi concreti, di chi non vuole convincere di un’idea, ma condividere invece i propri progressi verso un futuro migliore. Per citare l’autore:

“Penso di non essere diverso da voi, ma ho trovato una piccola differenza tra voi e me. La piccola differenza è che voi volete imparare, io sono venuto per vuotarmi la testa di quello che ho imparato in Giappone, cioè nessuna preoccupazione mi segue. Siccome voi non capite il giapponese e io non capisco l’italiano è come se parlassimo nel vuoto. E’ ottimo, perchè tutto ciò che sta nel vuoto non pesa su di noi. Sono felice di sentre la gentilezza che si respira qui fra di voi. C’è un’antica canzone giapponese che dice ‘Stiamo bene perchè la luna è tonda’, così è per noi”

Masanobu Fukuoka

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2 risposte a “LA RIVOLUZIONE DEL FILO DI PAGLIA” di Masanobu Fukuoka

  1. rmqkr ha detto:

    Che l’agricoltura tradizionale aumenti la fertilità del terreno mi sembra un’idiozia (pur ammettendo grande ignoranza in materia): ricordiamo che la grande Mezzaluna fertile è oggi un vasto terreno arido e senza vita a causa dell’uso intensivo e prolungato dei campi.
    Comunque molto interessante!

    • Marco Bellante ha detto:

      ciao! :D…infatti l’autore sostiene che l’agricoltura tradizionale mantiene (non aumenta) la fertilità del terreno, ovviamente, se questa è mal praticata, la fertilità diminuisce…se siamo sopravvissuti come specie fino alla nascita dei concimi chimici e della permacoltura è perchè si manteneva un equilibrio tra ciò che prendevamo dalla terra e ciò che restituivamo alla terra

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